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Il massiccio del Velino (vette
gemelle M. Velino 2487 m e M. Cafornia 2424 m) ha un’origine
tettonica ed è caratterizzato da una morfologia carsica con
il profilo essere il risultato dell’azione erosiva
dell’ultima glaciazione, solcato da valloni profondi e di
varia ampiezza. Il versante orientale mostra in maniera più
evidente l’azione erosiva del ghiaccio con splendidi
anfiteatri rocciosi. Il massiccio del Sirente (M. Sirente
2348 m) ha una forma romboidale con il lato nord, lungo
circa 19 km, di roccia a strapiombo con
caratteristiche
dolomitiche e sovrastante i Prati omonimi 700 metri più in
basso.
La parte sud-orientale è costituita da creste e piani
interrotti dalle Gole di Aielli-Celano, mentre il versante
che si affaccia sul Piano delle Rocche è dolcemente
inclinato.
La
Vegetazione del Parco Regionale Sirente-Velino Monte Sirente
La varietà dei luoghi del parco fa si che anche la
vegetazione rispecchi questa varietà. Nelle zone elevate del
Monte Velino si può riscontrare una vegetazione da tundra
alpina con piante prostrate come la Silene aculee e fiori di
Viola magellense , assenti sul Sirente. A quote più alte è
abbondantemente presente il ginepro nano e a quote inferiori
il ginepro comune e il ginepro rosso e il ginepro coccolone,
specie meno presenti sul Sirente.
L’Uva ursina e la Dafne alpina crescono su entrambi i
massicci. Abbondante è anche la Genziana lutea e il Tasso
barbasso a differenza del Taxus baccata raro e localizzato
in pochi settori o la Betulla bianca, che si trova solo
lungo il vallone di Teve nel Velino e in pochi esemplari sul
versante
settentrionale del Sirente.
Nella zona tra gli 800 e 1700-1800 metri di altitudine sono
presenti le faggete (Fuagus sylvatica), distribuite
nell’area dell’altopiano centrale del Parco e più rigogliose
nelle zone impervie dove l’azione distruttrice dell’uomo non
ha potuto operare. Le faggete poiché non permettono lo
sviluppo del sottobosco sono solitamente uniformi, con la
presenza in alcune zone di specie minoritarie come l’Acero,
l’Agrifoglio e l’Orniello, e privi di risorse alimentari per
gli animali, che comunque le utilizzano come luoghi di
rifugio o nidificazione.

Al di sotto della fascia di colonizzazione del faggio ci
sono boschi misti costituiti da cerro, roverella, acero,
olmo, ciliegio, melo e pero selvatico, strutture boschive
abbondanti di nutrimento per gli animali selvatici.
La Fauna del Parco Regionale Sirente-Velino La fauna
presente nel Parco è estremamente varia e correlata alla
diversità degli ambienti che costituiscono il territorio.
Nell’area del Parco l’avifauna è particolarmente ricca di
molte specie che vanno dal Falco pellegrino, all’Astore,
alla Poiana.
Il Corvo imperiale è stato reintrodotto dal CFS nel 1995,
mentre il Gracchio corallino è presente con una
popolazione di un centinaio di esemplari.
Da evidenziare la presenza del Picchio muraiolo, del Picchio
rosso e del più raro Picchio dorsobianco, della
Cinciallegra, del raro Gufo reale, del Gufo comune, del
Barbagianni e della Civetta.

Da segnalare la presenza del Grifone (Gyps fulvus) numeroso
sugli Appennini fino alla prima metà del ‘900 e scomparso
per la diminuzione della attività di allevamento degli
ovini, poiché l’avvoltoio si nutre esclusivamente di animali
morti. Il Grifone può raggiungere anche i due metri e trenta
di apertura alare che gli consente di esplorare
incessantemente il proprio territorio con volo planato e il
minimo sforzo sfruttando le correnti ascensionali ed è in
grado di sopportare digiuni prolungati tra un pasto e
l’altro per la difficoltà di imbattersi in carogne. Convive
in colonie più o meno numerose e predilige insediarsi in
zone montagnose aperte dove utilizza le pareti rocciose con
terrazze di roccia per allevare i piccoli. Nel 1994 il Corpo
Forestale dello Stato ha reintrodotto nella Riserva
Orientata Monte Velino esemplari provenienti dalla Spagna.
Attualmente la colonia è costituita da una trentina di
individui, di cui due unitisi liberamente al nucleo
originario e distribuitasi su tutto il territorio del Parco
regionale.
Un'altra specie che caratterizza il Parco Regionale del
Sirente-Velino è l’Aquila Reale (Aquila chrisaetos) maestoso
rapace con la sua apertura alare di 2 metri e mezzo.Le
aquile hanno diversi nidi nel territorio a quote più basse
dell’area di caccia in modo che il trasporto delle prede al
nido si riduce ad una semplice planata. Le prede sono
coturnici, lepri, rettili o piccoli uccelli e giovani volpi.
La tecnica di caccia
usa
una strategia ben definita: una vola radente al suolo per
spaventare le prede, l’altra le cattura quando queste
fuggono via. Le coppie depongono due uova, ma solo un
pulcino sopravvive. Sul finire dell’inverno inizia il
periodo del corteggiamento durante il quale il maschio
corteggia la femmina con spettacolari voli a ‘festoni’, e
talvolta la coppia si aggancia per le zampe volando per
brevi tratti con la femmina capovolta. Nel Parco del
Sirente-Velino sono presenti due coppie di Aquile reali una
sul versane orientale del massiccio del Velino e una sul
versante occidentale. La prima coppia nidifica regolarmente
nei tre nidi presenti sul suo territorio. La zona
interessata alla nidificazione viene chiusa per sei mesi
all’anno (febbraio-agosto) e costantemente sorvegliata,
regolando l’escursionismo, consentendo così una adeguata
tranquillità ai rapaci.
Tra
i rettili e gli anfibi vanno segnalati la salamandra pezzata
e quella più rara dagli occhiali, il tritone, il rospo, la
raganella, la biscia, il colubro, la vipera comune e solo
sul Velino la più rara vipera di Orsini. Questa è una specie
endemica dell’Appennino centrale, ‘relitto glaciale’, poiché
risale all’ultima glaciazione (1 milione di anni fa), più
piccola vipera europea con i suoi 20 cm. Per la piccola
quantità di veleno che è in grado di inoculare e che usa per
catturare grilli e cavallette, non è pericolosa per l’uomo.
La vipera di Orsini è presente solo in alta quota nelle
praterie d’altitudine e sulle pietraie del Velino e può
essere vista all’alba sui pulvini di ginepro. Essa si
distingue dalla vipera comune per la presenza di grosse
placche encefaliche dovute alla fusione delle scagliette
frontali. Ogni osservazione di esemplari di vipera di Orsini
dovrebbe essere segnalata all’Ente Parco.
È possibile rinvenire anche insetti con specie endemiche di
coleotteri come l’Oreina marsicana, li Carabus cavernosus e
il Calanthus sirentensis.

Tra i mammiferi troviamo la faina, la donnola, la puzzola e
il meno presente tasso, mentre la volpe oramai è presente
ovunque, così come il cinghiale.
Da sottolineare la presenza del lupo stabilmente presente
nel Parco, con una decina di esemplari.

Il Cervo (Cervus elaphus), invece è stato reintrodotto ed è
ormai censito in un centinaio di esemplari e vive in branchi
composti da pochi maschi e molte femmine. Abitano le foreste
aperte, prive di sottoboschi o pascoli e radure ed essendo
esclusivamente erbivori, sono costretti a spostamenti
stagionali altitudinali. In autunno i maschi danno vita a
combattimenti, per imporre le gerarchie e al termine di
questo periodo i maschi perdono i palchi che ricresceranno
nel corso dell’anno successivo, più grandi e più ramificati.
Va ricordato anche una delle specie più illustri: l’Orso
bruno morsicano (ursus arctos marsicanus), presente come
nucleo stanziale compreso fra i 4 e gli 8 individui,
presenze non dovute alla migrazione dal vicino Parco
Nazionale d’Abruzzo. In primavera l’orso si risveglia dal
letargo e inizia la sua ricerca del cibo per ricostituire le
riserve di grasso. Dopo l’accoppiamento i maschi e le
femmine riprendono la loro vita solitaria, spostandosi dalle
basse quote del rifugio invernale fino alle praterie
d’altitudine, prediligendo i versanti esposti a sud con
abbondante vegetazione e alberi da frutto. L’alimentazione è
quasi esclusivamente vegetariana a base di frutti selvatici
(mele, pere, bacche) e del miele prodotto dalle api.
Le
Pagliare Nella zona di Fontecchio e Tione sono presenti
esempi della tradizione e cultura contadina: le Pagliare,
piccoli villaggi di pastori che praticavano la transumanza
verticale utilizzati fino agli ’50. Le Pagliare sono
costruite ‘contro monte’ di fronte alla catena del Sirente,
sul versante della montagna che cinge la sottostante valle
dell’Aterno, ad una altitudine di 1100 metri, raggiungbili
dai paesi sottostanti (600 m s.l.m.) per mezzo di sentieri.
La struttura è a due piani, in muratura a calce di pietrame
calcareo e tetto in legno, con al piano seminterrato la
stalla e al piano soprastante il fienile (pagliaio) con
angolo camino. I due piani sono divisi da una volta a botte
in pietrame o da un solaio in legno. Lo spazio antistante il
camino era utilizzato per cucinare e per mangiare ed era
posto all’ingresso del pagliaio: ne occupava tutta la
lunghezza per una profondità di un metro e mezzo da una
volta a botte in pietrame o da un solaio in legno e
pavimentato con scheggiosi di pietra. Dietro il tramezzo di
rami cementati a calce, che delimitava l’ambiente comune, si
dormiva sui pagliericci di foglie secche di granturco o
direttamente sul fieno. In alcuni casi è presente anche una
cisterna per la raccolta d’acqua piovana.
Adiacente
ad ogni pagliara è presente un terreno di pertinenza cinto
da muri a secco, sul quale venivano svolte attività legate
ai lavori agricoli. Il nucleo vitale comune
dell’insediamento erano il monumentale pozzo e la chiesa. Il
primo era ricavato da un inghiottitoio carsico e ad esso
tutti attingevano acqua attraverso due gradinate in pietra
mentre lungo i bordi erano presenti delle monolitiche pile
dove si abbeveravano gli animali. La chiesa solitamente in
pietrame a vista presentava un aia antistante che assolveva
ad una importante funzione di lavoro ed aggregazione. L’area
circostante le Pagliare è caratterizzata dalla presenza di
macchie di roverella, carpino e faggio. Oggi la civiltà che
ha dato origine alle Pagliare è scomparsa con il conseguente
letale abbandono delle strutture.
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