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Cenni storici
Il massiccio del Monte Velino, mt.
2487, terza elevazione montuosa degli Appennini, è la
montagna più alta visibile da Roma.
Furono
proprio persone provenienti dalla nobiltà romana a
frequentarla in veste escursionistica, mentre le popolazioni
locali di valle vedevano in esso un enorme patrimonio da
sfruttare per l’allevamento del bestiame, attività che
creava ricchezza con la produzione di carni e formaggi.
Questa montagna, però, che nei decenni
più o meno recenti è stata definita area di interesse
naturalistico, in passato coinvolse le popolazioni
valligiane non tanto per i suoi pregi naturalistici quanto
invece per eventi storici di notevole importanza.
Il Velino infatti è stato impassibile
testimone della storia marsicana di tutti i tempi.
Assistette alle
battaglie che l’esercito dell’antica
Roma combatté per espugnare Alba Fucens. Una tesi del prof.
Paolo Fiorani collega le origini di Magliano dei Marsi al
luogo in cui l’esercito romano, secondo le antiche
abitudini, forgiava le armi prima di sferrare gli assalti;
ed è dal maglio, attrezzo necessario per la forgiatura delle
armi, che deriverebbe il nome di Magliano.
Il Velino fu osservatore dei lavori
effettuati per volere dell’imperatore Claudio Nerone per
l’apertura dei cunicoli necessari alla regolamentazione
delle acque del Fucino; della battaglia che il 23 agosto
1268 vide Corradino di Svevia e Carlo D’Angiò affrontarsi
nei Piani Palentini; delle scorribande e dei saccheggi che
il Comandante dell’Esercito Borbonico La Grange faceva nei
centri marsicani che avevano aderito al Regno d’Italia, e
fra questi anche Magliano che il 20 ottobre 1960, per
intercessione dei suoi santi protettori Giovanni e Paolo, fu
risparmiata dal saccheggio e dal massacro. Il Monte Velino
fu anche testimone del prosciugamento del Lago del Fucino
effettuato nella metà del 1880 dal Principe Alessandro
Torlonia.
Per capire meglio il rapporto più
diretto che la gente di valle ha avuto con il Monte Velino
dobbiamo avvicinarci ai tempi più recenti, quando durante la
seconda guerra mondiale, grazie al riparo che il Velino
offriva da eventuali attacchi aerei, si insediò nel vicino
centro di Massa d’Albe il Quartier Generale dello Stato
Maggiore tedesco per l’Italia centro-sud capeggiato dal
generale Kesserling; e fu spesso la Grotta di San Benedetto
(m. 1.670) assieme ad altre
cavità
naturali a dare riparo ai numerosi fuggiaschi che cercavano
protezione dai bombardamenti che gli alleati,
infruttuosamente, effettuavano per espugnare questo
presidio. Poi il 12 maggio 1944 alle ore 7,30 centinaia di
aerei alleati con un bombardamento a tappeto fecero saltare
in aria il rifugio del comando tedesco, che aveva seminato
il terrore tra la popolazione, e fece decine di vittime
civili tra coloro che erano rimasti in casa. Il 26 novembre
1947 destò molta apprensione la morte del “Frate Rosso”,
tale Edgard Leibfried, alunno del Pontificio Collegio
Germanico-Ungarico, in escursione con altri amici sul Monte
Velino. Alcuni anni dopo un’altra disgrazia scosse gli animi
della gente, era l’8 marzo 1962 , quando a tarda sera un
aereo militare alle ore 22,46 si schiantava nella parete SW
del Monte Velino con un cupo boato, provocando la morte di
cinque persone tra ufficiali e sottufficiali dell’esercito.
Ci furono anche molti altri incidenti che hanno dato luogo a
un detto popolare che afferma che il Velino vuole per sé una
vittima l’anno. Situazione questa che crea molta diffidenza
nella popolazione locale. Però si comprende che l’aumento
delle presenze in montagna, soprattutto escursionisti
provenienti dalla Capitale, comporta naturalmente una
maggiore probabilità di incidenti.
Comunque il nome del Monte Velino non è
legato solo alle sciagure, ma ricorda anche momenti festosi,
infatti il 12 agosto 1948 una coppia proveniente da Santa
Anatolia celebrò il matrimonio in vetta : si trattava degli
sposi Mario Placidi e Johanna Spring.
Negli anni cinquanta tre escursionisti
appartenenti al Dopolavoro della Banca d’Italia in Roma e
rispondenti ai nomi di Caira issarono sulla vetta del Monte
Velino, nel rispetto di un voto fatto dal Caira, una tra le
più belle croci che si trovano sulle vette delle montagne
italiane. Qualche anno dopo il giorno 1° luglio 1964,
un’altra coppia di escursionisti, tali Ignazio Donato Schirò
e Paola Anceschi di Roma decisero di convolare a nozze su
questa vetta e dopo una spedizione notturna all’alba furono
uniti in matrimonio, per spettanza territoriale, dal Parroco
di Magliano dei Marsi don Augusto Orlandi.
Presa coscienza dell’importanza di
questa montagna e quanto potesse offrire sotto l’aspetto
escursionistico, su idea del sig. Achille Fontani,
affiancato da altri sei escursionisti maglianesi, il 3
aprile 1981 nasce il G.E.V. (Gruppo Escursionisti del
Velino) che dalla sua nascita ai giorni nostri ha scritto e
sta scrivendo importantissime pagine di storia legate
all’escursionismo organizzato del Monte Velino. |